giovedì 25 aprile 2013

i giovani del MSAC a Giorgio Napolitano



Gli studenti di Azione Cattolica, riuniti in queste ore a Fiuggi per la Scuola di formazione per studenti (SFS) dal titolo “La scuola che verrà”, esprimono viva riconoscenza al Presidente Giorgio Napolitano per la scelta di dare la propria disponibilità a una ricandidatura.
Il Presidente della Repubblica – ancora una volta – ha dimostrato una grande lungimiranza e senso di responsabilità nel portare avanti il suo incarico, nonostante le molte fatiche più volte da lui stesso ribadite.
Il suo amore per la nostra nazione sia d’esempio per le attuali forze politiche: perché possano iniziare un dialogo costruttivo con lo sguardo al futuro e una seria assunzione di responsabilità.
Questo è l’appello dei più di mille studenti radunati in questi giorni a Fiuggi: l’entusiasmo che stiamo vivendo in queste ore possa raggiungere anche i nostri rappresentanti politici, per dare all’Italia una nuova stagione di speranza e unità.

domenica 21 aprile 2013

“IO A MONREALE, FRATELLO TRA FRATELLI”



Nel suo messaggio di saluto alla Chiesa di Monreale emerge il desiderio di intraprendere con il popolo monrealese un percorso di fraternità e di dialogo.. dialogo con la storia e le radici, per approdare alle nuove generazioni … Al centro mette la carità, che è poi il motto del suo episcopato; come dire e definire, a partire dai bisogni della società contemporanea, il primato
della carità?

Vengo nella Chiesa di Monreale innanzitutto come fratello tra fratelli, cristiano tra cristiani come insegna Sant’Agostino: “Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza”.
Desidero, quindi, pormi in atteggiamento di dialogo, che presuppone l’ascolto sia del glorioso passato della Chiesa di Monreale, che affonda le sue radici nella rievangelizzazione della Sicilia dopo la dominazione saracena, sia della realtà presente con le sfide che vengono soprattutto dai giovani.
Per questo il centro è la Carità. Il primato della carità significa riaffermare il primato dell’amore di Gesù Cristo per me, quello stesso cioè che mi spinge ad amare i fratelli con la sua stessa carità. Tale primato, non può quindi, farci rinchiudere nel privato delle nostre case, ma deve spingerci ad un impegno concreto per cambiare la società perché, come sosteneva don Luigi Sturzo e diversi Papi, l’impegno sociale e politico sono fra le più alte forme di amore del prossimo.

Cosa l’esperienza episcopale di Piazza Armerina Le lascia come monito, impegno, da estendere
anche alla nostra realtà diocesana?

Per me è stata la prima esperienza pastorale da vescovo, in cui ho imparato il fecondo dialogo con le comunità ecclesiali della Diocesi insieme con le istituzioni civili presenti nel territorio. Una collaborazione attiva con il mondo della scuola, della cultura e del lavoro, che in qualche modo mi ha sorpreso e allo stesso tempo formato, perché mi ha permesso di coniugare la missione evangelizzatrice con la dimensione culturale e sociale della fede cristiana.
La sfida è stata quella di far dialogare mondi ritenuti indifferenti, se non addirittura lontani, alla vita della Chiesa con una radicata religiosità popolare del tessuto cristiano, che se da un lato fa respirare un autentico senso di ospitalità e solidarietà, non di rado pecca di un certo fatalismo latente.
Ecco perché penso che il bilancio su questi anni nella Chiesa di Piazza Armerina possa misurarsi con il ricordo sempre vivo della bellezza degli incontri fatti in particolare durante la visita pastorale: parrocchie, scuole, comuni, caserme, fabbriche, carceri, ospedali, case, strade e piazze dei paesi, ovvero nell’incontro con le persone, con i volti e con le storie di uomini, donne, bambini, autorità, sindacalisti, immigrati, poveri, disoccupati, ammalati e uomini di cultura ho potuto fare un’esperienza di fede indimenticabile che conserverò per tutta la vita. Continua...                (intervista di Giovanna Parrino)

giovedì 28 febbraio 2013

Il “sogno” della comunione tra Chiesa Famiglia e Società Sfide e prospettive a 50 anni dal Concilio Siracusa, sabato 2 marzo 2013, ore 16.00 - Santuario Madonna delle Lacrime



 

 



Se è vero che nella Costituzione la famiglia si rileva non come istituzione posta a fondamento dei rapporti economici della società, ma essenzialmente, secondo la sua realtà originaria, come comunità naturale costituita dall’unione tra un uomo e una donna, con assunzione di reciproci diritti e doveri mediante il matrimonio, ove si sviluppa la persona umana in un contesto di reciproca solidarietà tra più generazioni; se è vero che il Concilio ci ha insegnato a considerare i genitori primi maestri della fede dei loro figli e ad attribuire alla loro azione educativa il compito di far intuire per primi la bellezza di una vita aperta al mistero di Dio e nel sacramento del matrimonio la grazia più grande in ordine alla comunicazione dalla fede; non è così vero che questo “sogno” della comunione tra il pensiero costituzionale e quello conciliare si riesca, in atto, a realizzarlo pienamente.
Una risposta di riflessione certo non definitiva alla “questione comunione” proverà a darla il decimo degli incontri pubblici promossi dalla Presidenza nazionale dell’Ac e dalle Delegazioni regionali dell’associazione in preparazione alla prossima Settimana sociale dei cattolici italiani. Sabato 2 marzo (con inizio alle ore 16.00) a Siracusa, presso il Santuario Madonna delle Lacrime, il convegno «Il “sogno” della comunione tra Chiesa Famiglia e Società. Sfide e prospettive a 50 anni dal Concilio» intende mettere in luce la dimensione sociale ed ecclesiale della famiglia nella concretezza dell’oggi, aiutati da mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, delegato della Cesi per la Famiglia e per i Giovani, dall’assessore regionale alla Famiglia Ester Bonafede, dal costituzionalista Luigi D’Andrea, dalla teologa Ina Siviglia e dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Franco Miano. Modera i lavori Vincenzo Morgante, giornalista Rai Sicilia.
Presenti ai lavori mons. Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Siracusa, mons. Giuseppe Costanzo, arcivescovo emerito del capoluogo siciliano, mons. Domenico Sigalini, assistente ecclesiastico generale dell’Ac.
«Immersi in una cultura che sembra spingerla in una prospettiva privatistica è necessario far riscoprire la famiglia - sottolinea Ninni Salerno, delegato regionale Ac Sicilia - nella sua dimensione essenziale: non realtà chiusa ma aperta e congiunta alla società e alla Chiesa. È una piccola chiesa dentro la comunità cristiana, prima e vitale cellula della società civile».
«La famiglia oggi è una realtà molto amata, ma anche parecchio discussa» - aggiunge ancora Ninni Salerno, evidenziando come «nelle società del nostro tempo il valore della famiglia trova un riconoscimento indiscusso e universale ma, paradossalmente, alla prova dei fatti è costretta a cedere terreno nelle grandi scelte del ciclo di vita - come quella di sposarsi o far nascere un figlio - quasi sempre filtrate da valutazioni di ordine economico e lavorativo. Sembra proprio che i progetti di formazione e di sviluppo delle famiglie si scontrano con una realtà sociale che ha fortemente bisogno di capitale umano, ma fa ben poco per sostenere la “fabbrica” in cui tale capitale viene prodotto e formato».
A Siracusa si cercherà di ripensare le politiche familiari, guardando, prima che ai bisogni di determinati individui o classi d’età, ad esempio bambini e anziani, al nucleo familiare in quanto tale. Recuperare la centralità della famiglia è l’unica strategia per restituire alle società urbane quella vitalità demografica da cui non può prescindere ogni progetto di sviluppo, doverosamente rispettoso del ruolo e del valore dell’uomo.

mercoledì 27 febbraio 2013

Grazie Santo Padre!




La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e l’Associazione tutta si stringono a papa Benedetto XVI in occasione della sua ultima udienza generale, oggi in Piazza San Pietro.
In una giornata tanto importante per la vita della Chiesa, l’Azione Cattolica vuole ribadire il proprio grazie al Santo Padre. Un grazie per il suo pontificato e per il suo magistero, intenso e illuminato, ma anche per il profondo significato del suo gesto.
L’Azione Cattolica, come tutta la Chiesa, dopo l’iniziale sorpresa, prova un sentimento di grande ammirazione per Benedetto XVI, per averci riportato all’essenziale della fede: al fidarsi di Dio, all’affidarsi a Dio, che continuerà a guidare la Chiesa. Un messaggio semplice, ma di grande rilevanza. Un insegnamento che ci parla di una fede che non si oppone alla libertà. Libertà e fede, al contrario, si sostengono reciprocamente.
Il Santo Padre con la sua scelta ci ha fatto comprendere che sempre, in ogni situazione, ci dobbiamo mettere in ascolto di Dio e al suo servizio, con profondo senso di discernimento. Il Signore, infatti, chiama sempre, non soltanto nel momento in cui si assumono grandi responsabilità. Alla Chiesa, di cui finora è stato la guida, Benedetto XVI continuerà a essere vicino con la preghiera e con intenso affetto. La sua è dunque una lezione di stile, e di uno stile che è sostanza. Ci fa capire l’importanza di saper lasciare ma per continuare, a partire da ciò che conta. Ci invita a scoprire il Signore nella vita di ogni giorno, offrendo una testimonianza di tensione alla santità.
Quella di papa Benedetto XVI è la lezione di una gioia umile, semplice ma profonda. La gioia umile con cui i credenti, sia pure nelle difficoltà, testimoniano la fede in ogni ambiente di vita.
Proprio l’attenzione agli uomini e alla loro esistenza resta un’importante sottolineatura del pontificato di papa Benedetto XVI. Nel suo saper coniugare la preghiera con il pensiero, si è manifestata e si manifesta la vicinanza a tutti coloro che si pongono in ricerca di Dio e del senso della vita.
Il “Papa pensatore”, che riflette sulla centralità della persona, sul rapporto tra idee e persona, oggi ci consegna un silenzio non privo di pensiero ma ricco, pieno e fecondo.

Grazie, Santo Padre!

Roma, 27 febbraio 2013

Dichiarazione di Franco Miano, Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana sull’esito delle Elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013




Non era un profeta di sventura chi chiedeva, in tempi non sospetti, la riforma della legge elettorale e un drastico rinnovamento – all’insegna della trasparenza e della moralità - della politica. Tante realtà della società civile, compresa l’Azione cattolica, si sono spese con forza per lanciare, su questi temi, messaggi chiarissimi a tutti i partiti. Ma nulla è stato cambiato.
L’esito del voto è dunque il frutto amaro di scelte, o meglio non-scelte, compiute con la vana speranza che anche l’Italia fosse rimasta placidamente immobile come la politica. Invece il Paese è cambiato, la crisi economica ha in parte aperto gli occhi e in tanti sono divenuti molto più esigenti verso la classe dirigente. È iniziato con senso d’inquietudine misto a frustrazione e protesta la ricerca di una nuova offerta politica più vicina alle esigenze dei territori e delle persone. Ma non si è trovato nei partiti cosiddetti “tradizionali” quella reale e radicale volontà di cambiamento che pure sembrava dover fare seguito ai fatti del novembre 2011. Allo stesso tempo, dobbiamo registrare come un dato di fatto la tendenza di larghe sacche di voto a costruire il consenso più intorno a promesse, miraggi o aneliti distruttivi che intorno alla reale situazione del Paese. A fronte di questo dato, occorre che ad interrogarsi siano non solo la politica ma anche tutte le realtà del panorama informativo, formativo ed educativo.
Ora dunque ci troviamo di fronte a un bivio. Centrodestra e centrosinistra hanno tra le mani primati d’argilla e risicatissimi. Possono usarli per insistere nella gara a chi colpisce con più forza le fondamenta e i nervi fragili del Paese. Oppure esercitarli con responsabilità. Coinvolgendo anche, in un nuovo clima di pace politica che sia preludio di pace sociale, la componente montiana e – per quanto possibile - la folta e giovane rappresentanza del Movimento 5 Stelle. Guardando al Paese, non mancano obiettivi che accomunano: in primis – stavolta da concepire come prima riforma, e non come ultima – il cambiamento dell’attuale orribile legge elettorale, vergogna democratica di cui portiamo lo stigma ovunque nel mondo; un pacchetto minimo di riforme istituzionali che snellisca lo Stato e le sue articolazioni sul territorio, riduca il numero dei parlamentari e della classe politica a ogni livello territoriale e diminuisca considerevolmente i costi della politica; una ricetta economica improntata a realismo per tenere insieme gli equilibri finanziari, la credibilità internazionale e sui mercati e il rilancio dell’economia attraverso la creazione di lavoro per i giovani e il sostegno alla famiglia.
In un momento in cui l’Italia ha gli occhi sgranati dinanzi ad uno spettacolo disarmante, l’Azione cattolica vuole ancora credere in un miracolo di corresponsabilità.

Roma, 26 febbraio 2013